Due passi nell’anima dell’uomo e delle montagne

GISM: Gruppo Italiano Scrittori di Montagna

Avigliana 2014 - 85° Assemblea Nazionale dei Soci

GISM - Il  14 aprile 1929 a Torino, Agostino Ferrari ed Adolfo Balliano fondano il Gruppo Italiano Scrittori di Montagna per “affermare il diritto ideale alla libertà, in opposizione alla violenza perpetrata dal partito fascista che impone al CAI con sede a Torino, di spostarsi a Roma per aggregarsi al CONI, lo scopo è anche quello di: contrastare l’idea di un alpinismo considerato come semplice attività sportiva”.

Adolfo Balliano - “scascellato dello spirito” così amava definirsi e così lo descrive Irene Affentranger, sua allieva, “possedeva una dirittura morale senza incrinature che gli impose l’abbandono della politica quando questa lo avrebbe costretto ad una intollerabile rinuncia alla libertà dello spirito”, soffio vitale che Balliano rivela sul Monviso “lassù lo spirito, affinato, tocca altezze che le montagne non raggiungono mai perché la più alta vetta la portiamo dentro di noi”

Spiro Dalla Porta Xydias  nato a Losanna nel 1917 vive attualmente a Trieste, laureato in Scienze Politiche, docente di culture teatrali all’università  di Trieste ed in quella di Pola, direttore della Scuola di Recitazione dello Stabile, direttore dell’Istituto d’Arte Drammatica e del “Teatro Incontro”, dal 1958 è Accademico del CAI. Vince il “Premio Belli”, di solidarietà alpina, per aver eseguito il primo salvataggio in Italia con un elicottero. Dal 2002 socio Onorario del CAI. Insignito dell’Ordine del Cardo  per il Soccorso Alpino. Nel 2006 gli viene conferito il sigillo trecentesco della città di Trieste. Xydias nonostante i suoi  novantasette anni,  ha tenuto in pugno e coordinato il convegno del sabato e nella serata, dopo che la Camerata Corale “La Grangia” si era espressa portando alla commozione tutti gli astanti, ha concluso, passata la mezzanotte, con  accorate e lucidissime parole.

La Camerata Corale la Grangia di Torino  ideata ad Exilles nel 1955,  si ispira alla cinquecentesca Camerata  Fiorentina o Camerata de’ Bardi. Il gruppo studia a livello professionale le origine di ogni brano ed ascoltarli è stupendo, così si scopre ad esempio,  che  il  “ Testamento del Marchese di Saluzzo”, si trasforma durante la Grande Guerra nel “Testamento del Capitano” che vuole diviso il proprio corpo in cinque pezzi … “Il signor Capitano di Saluzzo è tanto malato e morirà … manda a chiamare il Capitano manda a chiamare i sui soldati”…” cosa comanda signor Capitano, cosa comanda ai suoi soldati? “ Vi raccomando il mio corpo che sia diviso in quattro parti” …” mandate il mio cuore a Margherita in ricordo del suo primo amore” … In pratica la Grangia persegue gli stessi scopi del GISM “affinché non tutto vada perduto”. La serata del 7 luglio è stata dunque un momento durante il quale  la rievocazione ha fatto da padrona accompagnata dal “duetto” se così si può definire fra Xydias ed Angelo Agazzani, direttore del coro,  che hanno portato i presenti verso la più totale commozione.

 L’Assemblea  si è svolta presso la Certosa di Avigliana, fondata dai francescani nel 1515 ed  ora ristrutturata con un lavoro durato ben 18 anni. Il resoconto dell’avvenimento è stato descritto dettagliatamente sullo Scarpone del 23 giugno da Paola Tirone, anch’essa socia GISM. Si tratta di tre pagine dense che dimostrano la vastità degli argomenti trattati, praticamente impossibili da riassumere in questo contesto. Le attività legate alla relazione morale ed alla tavola rotonda hanno visto come presidente acclamato Lodovico Marchisio che unitamente ad Arnaldo Reviglio hanno curato tutta l’organizzazione dell’avvenimento. Sono stati inoltre invitati per un saluto:  Claudio Picco, presidente accademico del CAI occidentale e Pietro Scaglia, presidente CAI dell’intersezionale Valle di Susa. Durante al manifestazione sono stati conferiti: il premio di poesia “Maverna”, il premio “Balliano al miglior racconto, il premio “Paolo Armando” per l’alpinismo 2014 ed il premio speciale De Simoni” assegnato “in memoria” a Mario Monaco, recentemente scomparso sulle Alpi francesi, primo italiano a discendere con gli sci la vetta del Cho Oyu senza ne sherpa ne ossigeno. Nella tavola rotonda, presieduta dal Vice Presidente Vicario Dante Colli con moderatore il delegato per il Piemonte e Valle d’Aosta Marco Blatto, sono stati esposte le relazioni:  Storia e tradizioni in Valle di Susa. Etica di una comunità  a cura di Eleonora Girodo; Escursionismo ed esplorazioni nelle valli torinesi. Etica e valori di riferimento, con relatore Irene Affentranger, Vice Presidente GISM; l’Epopea dello sci in Valle di Susa, dal pionierismo all’era dello sci ripido di Enzo Cardonatti; il laboratorio del gesto: dall’alpinismo accademico all’ affermazione dell’arrampicata, di Marco Blatto.  Coordinatore irreprensibile e costantemente attento l’incredibile ed inossidabile Spiro Dalla Porta Xidias.

Il libro: Il grande cuore dell’alpinismoUn dono per l’umanità – L’alpinismo come espressione della ricerca di elevazione spirituale innata nell’essere umano.

 Xydias ha presentato questo libro all’assemblea, lo ha realizzato con Dante Colli raccogliendo il pensiero di altri trenta scrittori. L’autore lo definisce “ Anima del GISM, ma a mio avviso definirlo “Anima” del Gruppo Scrittori di Montagna è poco perché qui si parla appunto di Anima, di Elevazione Spirituale e quindi questo è un libro per tutti o almeno per tutti coloro che vogliono dare un significato alla propria vita ed alle proprie azioni non vergognandosi  di mettere a nudo le proprie emozioni. E’ un libro “totale” che ti fa capire se hai o non hai un’Anima. Non è un libro semplice, non è un libro rilassante, non è un libro da leggere tutto d’un fiato come potrebbe accadere con uno scritto di Messner o di Bonatti.

 E’ un libro da affrontare con convinzione che non lascia respiro o alternative, ma va letto e gustato tramite l’ausilio di molti altri testi ed un buon collegamento internet, perché ad ogni riga vien da chiedersi con manzoniana memoria: ma chi era costui? E’ un libro difficile da accettare, perché ti mette a nudo, perché ti interroga, perché anche se esprime i sentimenti di molti, alpinisti e non, a livello personale si vorrebbe che le sensazione fossero solo proprie ed intime.  Questo libro insomma è un bagno d’amore da e verso la montagna e rappresenta una potente introspezione dell’animo umano che ti costringe costantemente a guardarti dentro ed a chiederti cosa pensavo, cosa facevo, come agivo ed adesso: cosa faccio, cosa penso come agisco. Ad ogni riga ti devi arrestare per verificare se hai capito giusto, spesso ti devi fermare e rileggere perché la nevrosi comune è quella di correre senza  riflettere. Potremmo definirlo un “vangelo” da cui scaturisce un’inesauribile sete di lettura ed una  bramosia di sapere su quale  sentiero stai camminando.

È anche un libro di montagna, ovviamente, ci mancherebbe,  dove incontri il pensiero di alpinisti che  conosci solo tramite le rispettive ed incredibili avventure. Ma gli alpinisti, hanno anche un’Anima e non potrebbero fare quello che fanno senza ascoltarla,  arricchendola di volta in volta  ad ogni salita o almeno così ci si augura.

Anche quando ti senti su “ terreno sicuro”  trovi un Alessandro Gogna”che non parla di “Nuovi Mattini” ma della “funzione dell’uomo sulla terra e di filosofia di Jung. Questo volume non da assolutamente respiro, ad ogni riga ti chiedi se le emozioni, le sensazione e le azioni espresse sono anche tue, ed allora devi andare bene in fondo alla tua Anima per verificarlo e devi essere sincero perché tante cose non te le ricordi più ma le hai pensate e vissute anche se il tempo tende a livellare i tuoi sentimenti. Il grande Cuore dell’Alpinismo è un altrettanto grande ed avvincente  intreccio dove scrittori ed alpinisti scrivono di altri scrittori ed alpinisti non svelati tramite scalate ardite ma attraverso i pensieri che li hanno condotti anche sulle difficoltà più estreme.

Xydias si rifà a Guido Rey il quale scriveva … “ ripensando ai sentimenti che animano l’alpinista in momenti simili (in vetta) vien da riflettere che se potesse avvenire che tutti i soci del Club si conservassero, al livello normale della città,  gli stessi che sentono di essere sulla vetta dei monti, la nostra istituzione avrebbe diritto alla riconoscenza del mondo come quella che avrebbe contribuito a rendere gli uomini migliori” …

Gabriella Pison parla di Felice Benuzzi “ … Quello che avete appreso quassù dei meravigliosi segreti del Monte, conservatelo per voi. Non raccontate nulla ad anima viva”… Sono le parole conclusive della più romantica, rocambolesca e commovente delle evasioni di guerra, scritta per trasmettere valori imperituri come il Diritto alla Libertà, l’Onestà intellettuale, il Rispetto ed il Sentimento dell’Elevazione.

Dante Colli, in uno dei vari capitoli,  apre con Giuseppe Mazzotti: accademico e valente scrittore e continua con Arturo Tanesini “l’alpinismo è una delle più nobili espressioni della vitalità spirituale dell’uomo”ed aggiunge il pensiero di Amilcare Crétier “ Alpinismo: un bisogno di elevazione spirituale e di azione etica dentro un regno di ineffabile bellezza”. Sempre Colli continua con Dino Buzzati, Massimo Mila, Luigi Binaghi, Carlo Prada, Taccagno, Vitale Bramani e Fasana il quale distingue fra scalata ed ascensione che” evoca nello stesso tempo un’esaltazione progressiva del corpo e dell’anima” Colli continua poi con Aste “ nel silenzio sublime delle altezze … è bello ritrovare se stessi e, meditando, ascoltare il riecheggiare dell’ Infinito” Troviamo anche Giusto Gervasutti ed Armando Biancardi,  ma Colli conclude addirittura con Platone “Il Bello ha avuto in sorte il privilegio di rivelarci nella dimensione della fisicità il grande segreto nascosto nella realtà sensibile”  (  Atene, 428 a.C. -  347 a.C.)

Ma la Montagna avvicina davvero a Dio? Ogni situazione difficile porta l’Uomo verso il peggio o il meglio di se stesso, altrimenti avrebbero lasciato a Bonatti il tempo di riprendersi il Pilone Centrale, sul Cerro Torre non ci sarebbe un compressore oppure e per contro,  non vi sarebbero alpinisti  che rinunciano ad un’ottomila pur di portare soccorso a compagni in  difficoltà. La montagna fa tante cose: crea la solidarietà, aumenta il rispetto per ciò che ci circonda, alimenta i ricordi che accompagnano un uomo per tutta la vita, incrementa la capacità visionaria dell’individuo anche se la scorza dell’alpinista fa in modo che i propri sentimenti rimangano a volte  inespressi. Il  libro di Spiro raccoglie una infinità di spunti e di riflessioni che traggono origine  dall’andare per monti, ma non vi è alcun dubbio che il frequentali con cuore  aperto sia fonte di ispirazione ed interiorizzazione per molti, ed a tal proposito mi permetto di citare due esempi:

 Monsignor Gabanelli, più conosciuto come Don Giulio, archeologo ed appassionato d’arte, così si esprime sull’ Annuario Alta Valle Brembana 2013-2014: Montagna, sollevami più in alto, più in alto, come una madre  solleva il proprio figlioletto verso il cielo, sino a toccare le stelle, perché possa dare la scalata all’infinito che mi attrae con la sua potente calamita nello struggente slancio di un conquista senza tramonto, e  Don Giulio ha superato gli ottanta, presumo, da un bel pezzo!

Anche nell’autore di questo articolo, per non smentire Xydias,  la Montagna ha lasciato la sua forte Traccia - Annuario  CAI Bergamo 1982 -  “al di là  (di quel monte) il mondo non è più mondo e tutto è un gran respiro. Al di là (di quel monte) la terra non è più  terra e limite e tutto appare. Al di là (di quel monte) tutto è come una lacrima, pura, e la parete è di sola luce. Al di là di quel monte  tutto è trasparente ed ogni monte non getta ombra su di un altro monte ed ogni albero non getta ombra su di un altro albero ed ogni uomo non getta ombra su di un altro uomo. … Al di là di quel monte, lo sguardo scorre libero come il vento e tutto abbraccia e tutto comprende. Al di là di quella porta ogni monte non ha più vetta, ogni valle non ha più fondo, ogni fiume non ha più meta ed  ogni uomo non ha più dolore”

I temi dell’Accoglienza e del Turismo rappresentano da anni la mia ossessione, quindi affermo: finalmente, finalmente, finalmente! In Valle di Susa  accoglienza e turismo si fanno per davvero e sono parte di un piano di sviluppo integrato come ha ben relazionato Eleonora Girodo. L’ accoglienza l’abbiamo anche “assaggiata” attraverso la rivisitazione della cucina tipica che si ripropone con fantasia e giusta  misura. Marchisio, Presidente della Commissione Interregionale TAM e Reviglio non hanno  tralasciato nulla. Oltre agli incontri in programma  al venerdì sera gli ospiti hanno raggiunto i ruderi del  castello di Avigliana, al sabato si è tenuta un’escursione lungo il sentiero “150° del CAI, ed una visita al centro storico medioevale e la domenica si è conclusa alla Sacra di San Michele, monumento simbolo del Piemonte. Alcune note sui luoghi di certo non guastano, ogni territorio è un mosaico immenso con tantissime particolarità, citiamo le principali:

 Il Castello di Avigliana come la prua di una nave arenata sovrasta il borgo,  venne realizzato nel 924 sulla monte Pezzulano, presidiava la Via Francigena e nel X secolo svolse una funzione difensiva nella lunga lotta contro l'invasione dei Saraceni. Più volte riedificato, nel maggio del 1691 venne assediato da truppe francesi e distrutto quasi completamente tramite l’utilizzo di mine. Proprio lungo le sue mura, a testimonianza del  gemellaggio fra Avigliana, il suo territorio ed il GISM, verso ovest e verso sud sono stati allestiti due pannelli descrittivi che ricordano il convegno.

La Sacra di San Micheleè certamente da visitare. Posta sul monte Pirchiriano, presidiava anch’essa la via Francigena. Venne edificata tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo. San Giovanni Vincenzo realizzò il primo nucleo mentre i benedettini ne svilupparono ulteriormente le strutture dando asilo ai pellegrini e protezione alle popolazioni della zona. Una parte del complesso si trova nel luogo in cui probabilmente sorgeva il Castrum di epoca romana. Su tutte le rovine svetta  la torre della bell'Alda, oggetto, come ci è stato raccontato,  di una suggestiva e quanto mai significativa leggenda:“ una fanciulla, la bell'Alda appunto, volendo sfuggire dalla cattura di alcuni soldati di ventura, si ritrovò sulla sommità della torre; dopo aver pregato, disperata, preferì saltare nel burrone piuttosto che farsi prendere; le vennero in soccorso gli angeli e miracolosamente atterrò illesa. La leggenda vuole che, per dimostrare ai suoi compaesani quanto era successo, tentasse nuovamente il volo dalla torre, ma che per la vanità del gesto ne rimase uccisa”

Avigliana è un  meraviglioso affresco del passato, orientato verso il futuro. Non possedeva la consueta cinta muraria ma al contrario ogni borgo ne aveva una seppur collegata con le altre. L’insieme delle varie fortificazioni era poi integrato dal castello. Anche il Borgo Nuovo era difeso da mura che racchiudevano l’intera collina e l’attuale Piazza del Conte Rosso, quella che ci ha accolto,  che ne rappresentava l’epicentro. Qui si concentrava l’attività mercantile e quella giudiziaria. E’ ancora ben visibile il pozzo costruito a fine del trecento, di notevole profondità ed accuratezza costruttiva.  Sempre in piazza Conte Rosso si trova la piccola chiesetta di Santa Croce, sconsacrata e sede, al momento della visita, di una mostra sia fotografica che di pittura. Esternamente  alla cittadina troviamo il santuario della Madonna dei Laghi: al suo interno vi è un pilone votivo con affreschi del XIV secolo oggetto di venerazione già dai secoli precedenti: Le opere presenti nel santuario testimoniano che la devozione dei Savoia per il santuario non venne mai meno anche nei secoli successivi.

Il parco naturale dei laghi  costituito da due bacini lacustri, dai rilievi collinari e dall’area palustre dei Moreschi: zona che ha restituito importanti reperti archeologici. In questi luoghi si sono ripristinate le primitive condizioni idrobiologiche, intervenendo sul controllo e sulla disciplina del territorio. Queste sembrano azioni consuete e dovute, ma la realtà dimostra, ancora una volta,  gli  ottimi risultati raggiunti a  conferma che in Val di Susa il Turismo e l’Ambiente rappresentano per davvero un Valore Reale. Il fatto curioso è che il bacino principale è attrezzato con una ferrata, ma “subacquea”.

Il dinamitificio Nobel, ora museo,  è stato progettato e costruito da Alfredo Nobel nel 1872, non lo abbiamo visitato,  ma questo è il pretesto per ritornare in questi stupendi luoghi.

© Alessandro Galliani 2017