Zogno, incontro con la preistoria (1992 pag. )


Vicende di un piccolo museo naturalistico

D'innanzi ad un'opera d'arte l'emozione ci assale, ma raramente pensiamo al percorso di intuizione, di tecnica e di interiorità che conduce alla sua realizzazione. A Zogno nella sede locale ciel CAI sono esposte alcune opere che al contempo sono sia scientifiche che d'arte.

Si tratta di fossili ritrovati localmente, duplici e meravigliose composizioni della natura e successivamente dell'uomo.  La natura li ha plasmati duecento milioni di anni fa, la tenacia e la cura di alcuni appassionati li hanno riportati ad uno splendore esemplare.

Tutto incomincia nel 1974 con i primi ritrovamenti archeologici effettuati da don Giulio Gabanelli ed il rinvenimento di selci lavorate da parte di Antonio Pesenti. Si compongono articoli, se ne parla anche a scuola: Onorato Pesenti per aiutare il figlio incomincia le sue ricerche avvalendosi anche di segnalazioni fornite da cacciatori e boscaioli.

Il 19 gennaio del 1975, nella Grotta di Andrea o Bus del Sugamà, adibita nell'Ottocento a polveriera, alla seconda "setacciata" rinviene denti umani e schegge lavorate: intuito o presentimento, per lui, come dice con emozione è l'incontro con la preistoria: un interesse latente si è risvegliato improvvisamente.

Il martedì successivo, don Giulio dopo aver celebrato una messa "espresso" sale alla grotta  con Onorato, che per l'occasione ha chiesto o meglio "conteso"alcuni giorni di ferie: ci rimarranno per una intera settimana.  Le esplorazioni proseguono e vengono studiate: la Buca dell'Edera (Paier), la Buca del Pusù (che ci riporta nel Mesolitico); Piero Gervasoni indaga la grotta di Solmarina, altre ancora ne vengono scoperte. Ma lo sconcertante salto nel tempo non si era ancora ciel tutto compiuto; un gruppo speleologico di Stezzano ed ancora il Gervasoni segnalano la presenza di fossili.

Quasi contemporaneamente a Cene era stata scoperta una zona fossilifera ricca di pesci, rettili e gamberi, in un tipo di roccia nella quale non erano mai avvenuti ritrovamenti.

Il Museo di Storia Naruralistica di Bergamo ha sfruttato a fondo quella località arricchendo il museo stesso di esemplari di importanza internazionale. Il più noto di tali ritrovamenti è l'ormai famoso Eudimorphodon Ranzii: un rettile volante, anzi il più antico vertebrato che abbia mai volato. Presso Zogno passa un pacco di rocce della stessa età di quelle di Cene, in esse vengono appunto trovati i fossili in oggetto, che come quelli raccolti a Cene risalgono a 210 milioni di anni fa.

In seguito ai ritrova menti di Zogno, Rocco Zambelli, profondo ed accorato conoscitore del le vicende sia storiche che geologiche bergamasche, responsabile del settore geologico del Museo di Bergamo, invita per un sopralluogo il dottor Andrea Tintori , dell'Università di Milano.

Onoralo ed il figlio Gianfranco dedicheranno alle successive ricerche tutto il tempo libero a loro disposizione: è il nascere per padre e figlio ed anche per altri come Franco Prida e Giuseppe Pesenti di una grande ed insostituibile passione.

Gli scavi si susseguono per diversi anni, anche con l'aiuto di studenti universitari; il materiale raccolto permetterà all'Università degli Studi di Milano, di classificare duecento specie di pesci e quindici di rettili, che coprono un arco di alcun i milioni di anni.

L'importanza dei ritrovamenti è elevata: per qualità, per datazione e soprattutto per lo studio dell'evoluzione di queste specie (il Placodonte ad esempio rappresenta l'anello di congiunzione fra rettili ed anfibi). Nasce una nuova coscienza; per interessamento del Comune, della Sezione CAI, ed in seguito alle insistenze di don Giulio, si pensa all' allestimento di un museo geologico locale: le premesse ci sono, giunge l'autorizzazione del Ministero, Zogno ha il suo piccolo gioiello da unire al Museo della Valle e a quello allestito da don Giulio sulle tradizioni religiose e popolari. Nel locale adibito ad esposizione compare imponente il Placodonte e ad esso fanno da degna corona esemplari di Sargoclon, di Sauricris, di Folidofori ed altri ancora compresi gamberi e coralli.

Onorato li ha puliti tutti ad uno ad uno, con caparbia pazienza, due mesi di lavoro per gli esemplari più piccoli, utilizzando il binoculare, piccoli scalpelli, raschietti e fresette da dentista opportunamente affilate.

Ora queste piccole ma incredibili opere d'arte hanno trovato una collocazione e brillano della luce data dall’intraprendenza di questo gruppo di amici CAI.

Nel 1993 si terrà a Milano un convegno di Paleontologia, improntato sui nuovi orientamenti che i ritrovamenti di Zogno hanno dato a questo tipo di studi. II programma prevede anche una visita alla simpatica cittadina brembana: non possiamo che esserne compiaciuti, tanti sforzi e le molte attese non sono state vane. 

© Alessandro Galliani 2017