Il marinaio dle monte (1986 - pag. 140)

All’uomo capita, a volte, di ascoltare ….


…. Attraversava in quel momento una verdissima pianura di rara bellezza ed armonia.  Tutto gli appariva come in un sogno velato, filtrato da una nebbia lucente. Il mondo circostante, meravigliosamente concreto e verde, lo raggiungeva attraverso meccanismi remoti: la sensazione era quella di un intenso profumo. Per lui ciò che lo circondava, non erano suoni, colori, forme, ma una scia che stordiva i sensi e gli  ghermiva l'anima nel profondo.

Procedeva attonito, incredulo, eppur sicuro e leggero, meravigliato e con passo inconsueto. La sua figura avanzava quasi scivolando, attratta da una ignota gravità. Non camminava ma, piuttosto, solcava sicuro e lento quel grande mare intricato e fermo. Da quanto era in cammino?.  Ore, giorni ... o forse anni ... nessun segno solito poteva farlo intuire, solo quella intensa profondità che traspariva dai suoi occhi, tradiva una sottile sofferenza ed una lunga e costante fatica. Una leggera ruga gli segnava la fronte, come se un pensiero costante lo assillasse; ma quale?

Quella radura terminava con un gran taglio, in quel punto il mondo sprofondava diritto e liscio.

All'apparenza nessun fondo, nessun limine a quel balzo, nulla che potesse raccogliere o fermare lo sguardo. Senza esitazione alcuna, aggiustandosi appena il sacco, incominciò a …. scendere. Era quella la sua meta, il suo impegno; quel lungo cammino lo aveva portato dove egli desiderava? Arrampicava tranquillo, una serena armonia lo accompagnava in ogni suo gesto. Leggeva con l’istinto una invisibile traccia. Procedeva lieve come una brezza, ed un sorriso leggero gli increspava le labbra.

La voce di un fiume lontano la accompagnava. Le difficoltà non erano eccessive o all'apparenza non sembravano tali, almeno questo sembrava dire la sua azione fluida ed essenziale, ogni suo gesto, ogni sua movenza appariva sapiente e controllata.

Con inconsueti gesti, lasciava su quella immensa e misteriosa muraglia, magici ed invisibili segni. Solamente quel fruscio lontano non lo abbandonava. Un fiume nascosto, il vento o la grande solitudine del luogo, si trasformavano in lui in un suono appena manifesto e continuo, in un vociare sommesso, quasi di parole appena sussurrate ed interrotte. Non capiva ed un freddo leggero, un velato sudore, un turbamento recondito lo stava prendendo. Si fermò un attimo affinché questa sua inquietudine giungesse a termine ed attese perplesso! Quel suono, quel brusìo indistinto era una voce, ora la poteva sentire e distinguere chiaramente, era una voce che raccontava, ma ancora gli era difficile discernere il senso.  Si mosse per mettersi in una posizione favorevole, pochi e sapienti gesti lo portarono su di un esiguo ma provvidenziale ballatoio. Da quella aerea finestra sul mondo, libero nell'animo e leggero, ora forse poteva sentire ... ascoltare, quella voce che raccontava, ed era più un intuire, forse un rimembrare di attimi antichi ma solo apparentemente sopiti, un divenire continuo di immagini ancora indistinte  anziché una sottile sequenza di chiare parole.

 D'innanzi a lui scorrevano armoniose, intere stagioni, in un incredibile succedersi ed in brevissimi tempi. Uno scemare continuo di colori attraversava la sua mente. Non vi erano particolari risaltanti; piuttosto testimoniava questa alternanza, una variazione lieve, un’attenuarsi attenuarsi ed un riaccendersi di una acutissima luce.

Impossibile raccontare del suo stato d'animo.

Egli giaceva inerme su quel precario appoggio che fortunatamente, in quel  momento lo sosteneva. E soltanto allora, all'apice di una insostenibile incandescenza, furono soavi e dolcissime parole! Ascolta, ascoltami, uomo che non conosci sosta:

*Io sono la sorgente di acqua limpidissima, sono il ghiacciaio dal segno profondo, nella roccia e nelle profumate valli del tuo cuore.

*Io  sono la montagna, bruciante ed inestinguibile sete,  solco che ti segna, squarcio  dell'animo alle mille direzioni del vento: disegno nella tua mente l'intero firmamento, stellato e brillante.

*Io sono la montagna, che ti avvolge di infinito e di luce chiara, incomparabile seduttrice del tuo cuore ,  a te canto l’armonia lieve e l’imperioso comando all'amore.

*Io sono la montagna, scrosciante e grandissimo fiume, io sono la tua vita.

*Io sono anche il tuo mare: sogno disteso, lago dell'immaginazione.

*Io sono la vita: la grande vetta, il grande, grandissimo desiderio.

*Io Sono il cielo ed il mare che ti appaiono l'un dell'altro specchi, lun  dell'altro mossa immagine.

*Io sono la montagna dolce amico, ascolta ... e disse a lui dell'amore e della vita, unendole al monte e al mare.

L'amore: l'amore; grande cerchio lucente, desiderio sospeso, fortissima catena, unico riflesso del grande fiume, della vasta parete e della piatta distesa.

La vita: lontanissimo e crespato orizzonte.  La vita e l’amore: grandi limiti dell'uomo, il monte ed il mare, il cielo e l'orizzonte, frontiere l'uno all'altro e 1'uomo, grandissimo vascello alato, nato per immaginare lunghe, estenuanti e sconosciute rotte.

La montagna, l'amore, fatti per gravitare senza peso, per immaginare senza sforzo, per valicare ciò che l'un dell'altro è immagine e specchio, ciò che l'un dell'altro è fatica, frontiera, limite. Erta parete di roccia, abisso profondo; dell'uomo limite ed ansia ed ancora sfavillante sguardo o torpore. II monte ed il cielo, agli occhi dell'uomo insaziabili amanti, per il cuore dell'uomo inestinguibili sorgenti.

Il mare: unico grande e pulsante cuore. Il monte, il cielo, il mare: "direttissime" inesauribili e l'avventura ... , esilissimo filo, affilatissimo ago, abilissimo sarto della fantasia.

Il monte, la vita: coppa immensa, cristallo dorato, calice levato verso l'alto ed eternamente ricolmo.

Il monte, il mare, l'infinito azzurro: vini inesauribili, profumi delicati, essenze  frammiste tra loro, abbracciate nella mente dell'uomo.

Il monte, nell'uomo: largo invito, sorridente richiamo, invitante voce …

… e l'incanto continuava e l'uomo ormai vinto, ascoltava e tutto era proteso. L'abisso era di cristallo e, come un'ala d'argento sospesa nel cielo, appariva il precario poggiolo.

Quella luce era ormai un bagliore intenso, una fiamma brillante, un sole mille volte più vicino, che tutto confondeva.

… uomo dell'avventura, uomo della vita, uomo dell'orizzonte, uomo del cielo e del mare, vieni,  marinaio del monte, inverti la tua rotta, ascolta il mondo, tu potrai navigare e sulle altissime vette, le tue bianche vele, con un nuovo vento potrai gonfiare.

Marinaio del monte: tu che hai accolto il grande discorso, bevuto l'inebriante vino, udito l'irresistibile richiamo, vieni, accompagnami in questo eterno giorno, gioisci di questa luce che non avrà sera.

 Guarda, ti attendono ferme ed elevatissime onde, una ignota magia le trattiene, getta la tua ancora, ormeggia il tuo spirito negli azzurri infiniti.

Allontana il tuo sguardo, sull’infinita ed azzurra distesa. Guarda marinaio del monte, risali incredibili ed immobili onde, pianta sicuro il tuo arpione e raggiungi il tuo frastagliato orizzonte.

Lancia nel vuoto le tue corde, esse, diritte, ti indicheranno la via.

Marinaio del monte, vieni alla mia festa, qui l'acqua ti sorregge e ti innalza verso infiniti desideri, Non temere marinaio, vieni, percorri queste correnti sicure.

Vieni marinaio del monte, sorridente amico ..... lascia la tua bella impronta, fissa il tuo chiodo in questa dura acqua e nel cuore degli uomini! Scegli la tua rotta.

Marinaio del monte, cosa ha in più questo nuovo mare?

Ricorda cosa ha in meno il tuo Cuore.

Marinaio del monte, guarda, non sei così anche tu, così scrosciante ed infinito, orizzonte e limite, vetta e tempesta ...... e cielo.

Vieni ascolta ...

Riprese ad arrampicare, solo un attimo si era fermato, una piccola indecisione e nulla apparentemente in lui era mutato.

© Alessandro Galliani 2017