Omaggio ad una valle (1977 pag. 101)

La Valsassina,  anche se l’ho scoperto molti anni dopo, mi ha insegnato molto. Mi è entrata nel sangue e nella testa come se  fosse un’ essere vivente :ed in  fin dei conti, per me un essere vivente  lo è, fino al punto da esserne, per certi versi,  geloso nel vederla frequentata da altre persone. I profumi, i colori, i rumori o i silenzi, le zone impervie e remote o i fondovalle, le prime arrampicate,  rappresentano i miei  ricordi, il mio umus interiore, in quei luoghi mi sono formato, sono cresciuto: impossibile dimenticare. 


È possibile amare una valle, raggiungerla in un pomeriggio di sole, pensare a lei da amante?

 È possibile; anche quando la si scopre infedele, con uomini targati “MI"

e lo sarà fin quando serberà per me un anfratto ignoto,

offrendomelo a Natale e con un bacio sotto l'albero.

Avvolta nella sua gonna color bruciato, con in vita

una fascia di primavera, e tutti quei merletti bianchi, mi

attende frizzante come sempre, anche se nuove rughe

asfaltate ne invecchiano il volto.

In fondo non è cambiata:

con le sue domeniche  da riempire,

 con gli stessi amici

dove un gesto vale più di una parola

 e si lavora in silenzio perché ogni

cosa è rito o l'intesa richiede solo un'occhiata.

Ci siamo accompagnati, tenendoci per mano, non

le ho chiesto niente, andandomene prima che un gesto

goffo rovinasse tutto. Ogni volta è così, perché la sopravvivenza

di un amore colpevole come questo reclama il

rimpianto di ... non aver picchiato almeno un chiodo nel suo fianco.

© Alessandro Galliani 2017