I muri megalitici di Zogno (1997)

L'ENIGMA DI UNA "TRIBUNA" FORSE ANTICHISSIMA SULLA MONTAGNA BERGAMASCA

PREMESSA

 “Zogno da oltre quattro millenni” è il titolo di un articolo apparso sul notiziario mensile della  simpatica cittadina; lo scritto riferisce di alcune notevoli scoperte archeologiche avvenute in queste zone. Da oltre quattro millenni pertanto Zogno coi suoi dintorni è stato abitato da diverse famiglie o tribù insediatesi pressapoco in coincidenza dei numerosi centri antichi che tuttora costellano la conca e le  alture zognesi, ciascuna famiglia disponeva di una grotta almeno per la sepoltura.La caratteristica di questa situazione preistorica è decisamente neolitica anche se scende a sfiorare l’età del rame “eneolitica”  e non esclude aspetti di carattere paleolitico. Stiamo parlando di questo, in una serata di fine dicembre con Onorato Pesenti, personaggio di rilievo della ricerca archeologica zognese, di ritorno da una “riverente” visita ai “gradoni” oggetto del presente articolo. Così alle ipotesi suggerite dai rilevamenti eseguiti nel periodo estivo, altre e non meno interessanti se ne aggiungono....ma lascimo al seguente scritto, se non la soluzione del mistero, il tentativo di allertare la curiosità e la fantasia dei gentili lettori. Nel corso di una proiezione di sue diapositive, Lino Galliani, illustrando l'ambiente ed il paesaggio osservabile dagli antichi sentieri che da Bergamo conducono in Val Brembilla, si soffermò a descrivere, con dovizia di particolari, i dettagli di alcuni gradoni megalitici che spezzano il declivio erboso del rilievo antistante le cave Italcementi di Sedrina, poco sotto la chiesetta di San Gaetano. Nella sua descrizione, Lino manifestò perplessità in ordine alle inusuali dimensioni di quei gradoni e dei massi posati a secco, con maestria, per formare i muraglioni che li delimitano; nonché alla presenza di massicce scalinate laterali e di una profonda nicchia in uno di essi. Questi gradoni, che per modalità costruttive e dimensioni non possono essere confusi con le normali opere di terrazzamento agricolo, peraltro molto diffuse sulle nostre montagne, destarono molta curiosità nel gruppo di amici, appassionati di ambiente montano, radunati per l'occasione presso la sede del CAI di Bergamo.


PERCHE' COSI' IMPONENTI? A COSA SERVIVANO? CHI LI HA COSTRUITI? GLI ABITANTI DELLA ZONA NE CONOSCONO LE ORIGINI O GLI EVENTUALI IMPIEGHI PASSATI? NESSUNO FIN'ORA NE HA PARLATO, SCRITTO O HA DATO RISPOSTA A QUESTE DOMANDE

Così ebbe inizio la curiosità che, poi, contagiò e coinvolse altri amici e quindi ci portò ad arricchire, con appositi sopralluoghi e con alcuni rilevamenti, i dati caratterizzanti quella strana costruzione. Dopo le prime elaborazioni dei dati acquisiti, apparve evidente un allineamento tra l'orientamento azimutale di quei gradoni ed una selletta che caratterizza il profilo dell'antistante “ Corna del Mesdì”. La cosa poteva non essere significativa se non si fosse poi rilevato che quella selletta è anche allineata e coincidente con l'arco calcolato di tramonto del sole nel solstizio estivo. La semplicità e la relativa imprecisione degli strumenti usati per i rilievi azimutali e clinometrici lasciava però qualche dubbio e impose una verifica pratica. Questa venne effettuata nel successivo solstizio estivo, attendendo una favorevole occasione meteorologica nel burrascoso fine giugno 1997, per poter osservare, direttamente da quei gradoni, il disco solare meravigliosamente centrato al tramonto sulla selletta della Corna  ed il particolare illuminamento, senza ombre, delle scale laterali , quali conferme dell'allineamento calcolato. A questo punto, pur confessando il nostro assoluto dilettantismo in questo campo, ma essendoci note le finalità di altre antiche e famose opere megalitiche, come non azzardare l'ipotesi che quei gradoni altro non fossero che una poderosa tribuna, utilizzata da antiche popolazioni alpine per ottenere e osservare riferimenti astronomici? Riferimenti e quindi strutture che, agli albori della civiltà, erano necessari per determinare momenti importanti dei cicli stagionali e per rendere omaggio comunitariamente all'astro solare (notoriamente fatto oggetto di culto da molti popoli antichi), nel periodo della sua massima efficienza vivificante e nel momento in cui risulta probabilmente osservabile in una cornice di suggestivi effetti figurativi e cromatici.

 

A ULTERIORE SOSTEGNO DI QUESTA IPOTESI SI POSSONO AGGIUNGERE LE SEGUENTI OSSERVAZIONI:

  • La struttura a gradoni, quasi totalmente emergente dal piano di campagna , richiese necessariamente un apporto di materiali per la sua costruzione e per il riempimento dei diversi rilevati che, avendo dimensioni approssimative di 25 x 5 x 2 m, comportarono un fabbisogno di diverse centinaia di metri cubi di materiali, appositamente trasportati in loco dalle zone circostanti. Una tal mole di lavoro non si giustifica con il semplice fine di ricavare superfici coltivabili, peraltro molto limitate, quando queste si sarebbero potute ottenere con la semplice incisione del pendio e dislocazione del materiale asportato sul tratto sottostante.
  • Le scalinate di accesso, realizzate con blocchi monolitici sui due lati della struttura , fanno pensare ad un'opera voluta per facilitare il passaggio di molte persone, oltre che per ornare un luogo importante .
  • Le pareti frontali e laterali dei rilevati sono realizzate con massi di varie e anche notevoli dimensioni, allineati e incastrati con una cura e abilità che fanno supporre l'impegno di una comunità numericamente forte, organizzata e dotata di esperienza costruttiva non trascurabile.
  • L'altezza dei gradoni (intorno ai 2 m) e la loro dimensione in pianta (intorno ai 25x5 m ) potrebbe far supporre ad un luogo di adunanza di una numerosa comunità, finalizzato alla osservazione priva di ostacoli di un oggetto di culto, o di un evento astronomico importante, qual'è il passaggio del sole in un punto di riferimento notevole per segnare il succedersi di periodi stagionali particolarmente significativi, similmente alle funzioni degli antichi castellieri astronomici.
  • La nicchia presente in uno dei muraglioni frontali, allineata al solstizio estivo, poteva forse contenere dei riferimenti per rilevare il succedersi di altri momenti notevoli del ciclo solare, mediante la proiezione delle ombre relative al passaggio del sole al tramonto in altri punti prefissati della declinante cresta di M. Ubione.
  • Le dimensioni considerevoli delle colonie di licheni che incrostano i massi costituenti detti gradoni , indicano una lunghissima permanenza in sito degli stessi, forse dell'ordine delle migliaia di anni.


OLTRE ALLE OSSERVAZIONI E ALLE IPOTESI ESPOSTE RELATIVE ALLA VISITA ESTIVA AI "GRADONI", ALTRE SE NE AGGIUNGONO CONSEGUENTI AI RILIEVI EFFETTUATI DURANTE IL SOLSTIZIO D'INVERNO:

  • In  tale periodo, al calare del sole, in questo caso a mezzo della costola orizzontale prospicente il monte Ubbione, in direzione sud ovest, viene perfettamente illuminata una seconda nicchia, posta più in basso, rispetto alla principale ed una terza, più piccola, apparentemente senza significato, è perfettamente orientata verso sud.
  • Osservando l’ombra proiettata dal sole calente nella nicchia centrale, ancora una volta troviamo un allineamento in direzione sud ovest, osservazione che può dare un senso alla profondità della nicchia stessa.
  • L’intera costruzione si trova a poche centinaia di metri dalle grotte preistoriche denominate : di Andrea e del Tabacco (paleolitico) nonchè dalla grotta dell’Edera (età del bronzo).
  • Lo spessore dei muraglioni è rilevante, di un metro circa, il che ne esclude un utilizzo di tipo agricolo, verrebbe infatti tolto parecchio  spazio alla coltivazione.
  • Nelle vicinanze è presente una sorgente, l’unica della zona, elemento importante per la soppravvivenza  di una eventuale tribù preistorica.
  • I contadini parlano di rinvenimenti ossei, a detta loro, risalenti al periodo della peste, ma sarebbe più logico trovare simili testimonianze presso la soprastante chiesetta di S. Gaetano.
  • Forse elemento secondario, ma da non sottovalutare, la presenza di piante di bosso, alcune delle quali ora tagliate, avevano un diametro rilevante  del tronco, il bosso è una pianta a lentissimo accrescimento, per cui si ha forse la testimonianza di una bonifica di tale area, molto lontana nel tempo


A conclusione di queste note, non si può che rafforzare la suggestiva ipotesi di aver ritrovato una possibile testimonianza di un lontano passato, finora rimasta inosservata per la sua ubicazione confusa tra il monte, i residui coltivi di una economia agricola marginale ed una zona di intenso sfruttamento minerario-industriale. Testimonianza che merita di essere fatta oggetto di più approfondite indagini al fine di definirne l'esatta origine e funzione. A tal fine si auspica l'intervento di esperti che, mediante ulteriori ricerche effettuabili anche con appropriate campagne di scavi e prospezioni nelle zone di riempimento dei rilevati qui descritti, possano trarre elementi atti a datare dette testimonianze al fine di una loro collocazione temporale e storica che possa dare risposta all'enigma qui illustrato.

Con la collaborazione di Carlo Brembilla e Marco Locatelli


13-05-2011:  Sto rileggendo questi appunti, ma la situazione è ancora quella, nessuno ha risposto ai vari interrogativi, anzi per ristrutturare una baita posta proprio ai piedi dei muraglioni è stata aperta una strada di servizio piuttosto ampia che ha snaturato irrimediabilmente questo luogo:le persone in montagna debbono ovviamente vivere e cercare risorse, ma per poterlo fare occorre forse conoscere il passato e soprattutto cercare di non distruggerlo. Inoltre in una delle prime  visite che ho effettuato in questo luogo, avevo a disposizione un metro metallico avvolgibile lungo due metri. Ho provato da infilare tale oggetto in una fessura esistente fra due grosse pietre delimitanti la finestra centrale, in alto sulla destra: il doppio metro entrò per tutta la sua lunghezza praticamente senza trovare ostacoli, anche questo è un fatto che lascia intuire come forse questi muraglioni siano al loro interno vuoti: purtroppo da come stannno andando le cose non sapremo mai nulla di questi manufatti, mentre basterebbe un semplice carotaggio per avere qualche risposta.

© Alessandro Galliani 2017