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Preistoria

Il confine perduto • Sei mesi e due giorni

Nel 1454 la pace di Lodi sancisce  il dominio di Venezia su Bergamo, Brescia e Crema, mentre a Milano si riconosce il possesso della Geradadda. Viene inoltre stabilito  che la nuova frontiera tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia  seguirà il percorso del Fosso Bergamasco dall’Oglio all’ Adda. (1994 – I confini meridionali del territorio bergamasco nella storia – Lelio Pagani e Riccardo Caproni)

Dalla sintetica pubblicazione di Pagani e Caproni,  una quarantina di pagine, si sono fatti solo timidi tentativi per  ridare la giusta collocazione a questo “confine perduto”. Non si può lasciare nell’oblio una parte considerevole della nostra storia! Ho lavorato, ho visto territori, incontrato persone, scambiato opinioni:  ne è uscito anche un diario. Sei mesi di perlustrazioni  e due giorni per percorrerlo interamente.

Fosso Bergamasco, cronaca di una ricerca: estratto da un diario a due voci

Io sono il “Fosso Bergamasco”, per gli amici va bene anche solo “il Fosso”. Ufficialmente si parla di me attorno al 1200, ma nasco con le operazioni di bonifica e centuriazione effettuate dai romani. Allo stato attuale in parte esisto ed in parte no, ovvero in alcuni punti trasporto acqua ed in altri neppure una goccia. In altri ancora me ne manca addirittura qualche pezzo. Sono anche molto discontinuo, seguo antichi confini e non un percorso regolare. A volte ho lunghi tratti rettilinei,  in altre  piego di colpo  a destra o a sinistra. Nel mio alveo si trova ormai di tutto. Qua e la qualche cartello indica la mia presenza. Molti purtroppo non sanno neppure chi e dove sono. Un tempo una bella fila di cippi in granito erano disposti ordinatamente lungo il mio argine. Purtroppo ora ne rimangono solo cinque dei sessantasette originari,  altri cinque sono stati ricollocati presso i comuni.Gli altri, nonostante le dimensioni ed il peso considerevole, sono del tutto scomparsi: insomma, al momento sono alquanto disorientato e non oso pensare al mio futuro.

Lino: in vent’anni ho studiato e percorso quasi tutto il territorio bergamasco sia di montagna che di pianura. Per concludere questo “cammino” ho deciso di occuparmi di lui  “del Fosso”: scoprirne l’antico percorso  tuttavia non è stato affatto semplice. Durante questo “viaggio” ho  incontrato tante persone che  mi raccontano molte cose. Il discorso è sempre nato spontaneamente anche perché il modo di intendere era simile: sia che si tratti di montagna o di pianura,  chi vive sul territorio ha una sola idea: quello di rispettarlo e difenderlo. In città la vita è frenetica e magari un certo benessere unito al fatto che  non si vedano “nascere”  i  prodotti, allontana inesorabilmente dalla realtà. La montagna e la pianura, producono ciò del quale ci nutriamo, non scordiamocelo. Tante le  incognite, perché questi territori sono molto vasti  e le mappe non ti aiutano. Troppe cascine ormai appaiono abbandonate ed i percorsi per raggiungerle, in alcuni casi, sono scomparsi o sono sbarrati improvvisamente da altre  proprietà, da cave in attività o dismesse o da capannoni industriali o da altre recenti canalizzazioni.

Probabilmente mai nessuno pensa agli  incontri, alle  esperienze, alle amicizie che nascono, alle situazioni sempre impreviste ma forse non casuali che ti attendono in ogni dove  e soprattutto alla chiave che apre ogni porta: la curiosità ed il rispetto delle persone e dei luoghi. Da tutte queste situazioni nasce un racconto … eccone  qualche esempio.

Natale 2011 circa – Google Maps – Diritto come un fuso

Il Fosso: fra Trezzo e Brembate sono ormai scomparso, grosse cave e la modernità  mi hanno letteralmente ingoiato, alcuni cartelli , vicino al cimitero di Crespi, indicano la mia presenza ma contano poco:io qui non esisto, anzi non so neppure se il mio percorso scendeva sino alla foce del Brembo con l’Adda o passava più in alto, a monte, forse tutte e due le cose ma in tempi diversi. Sinceramente sono un poco confuso.

Lino – ho consultato mappe e cartine di ogni genere: le indicazioni sono sempre frammentarie: il Fosso a malapena si lascia individuare. Una fotografia aerea mi viene in aiuto, è  degli anni cinquanta, intuisco che forse  Google Maps  può fornirmi un indizio, ed infatti eccolo lì, diritto come un fuso, tagliare in due le campagne fra Brembate e Lurano. Cerco meglio, fisso alcuni punti di riferimento, ingrandisco e stampo, finalmente ho una traccia: la mia avventura ha inizio con un tuffo nel passato utilizzando gli strumenti del futuro.

24/12/2011 – Sabato mattina – Crespi d’Adda- Un chiodo semplicemente fantastico

Il Fosso: dietro il cimitero di Crespi sono proprio disperso. Anzi nella stagione estiva fra vegetazione e  sorgenti, alle volte sono del tutto irraggiungibile; se poi ci si mette anche l’Adda in piena, non se ne parla proprio. Alcuni, in questo luogo,  mi utilizzano come discarica, altri buttano o trattengono refurtiva, altri ancora,  sempre lontano da occhi indiscreti,  cercano solo uno scomodo giaciglio o  allenano il cane oppure il cavallo: insomma nulla che mi ricolleghi all’antico splendore.

Lino – La “Terra d’ Arnico” riempie il tratto che separa Crespi dal fiume Brembo: poche centinaia di metri, una vera terra di nessuno piena di rovi, residui di poveri bivacchi  e di sorgentelle che d’estate ne impediscono l’accesso. Ho deciso di andarci oggi con il terreno gelato e la vegetazione al “minimo” per cercare le tracce del “Fosso” e di una grossa pietra “ delocalizzata” che compare sulla ricerca di Don Luigi Cortesi. (Insula- anno II – Numero 2-2006)

In realtà  questo antico confine parte dal Santuario di Concesa, ma le mappe e studi successivi lasciano una grossa incognita: il confine passava in alto in direzione di Brembate o si manteneva parallelo all’Adda per poi piegare a sinistra, appunto in Terra d’Arnico? Probabilmente  entrambe le cose,  in relazione al periodo considerato: vi sono infatti alcuni indizi che avvalorano entrambe le possibilità.

Nella parte alta (Crespi-Zona Stadio) la chiesetta di Santa Margherita,  nel 1980 è stata  inghiottita da una cava di ghiaia. Proprio sul bordo della stessa sorge una piccolissima costruzione, apparentemente senza importanza,  una cascina di campagna dove riporre qualche attrezzo: la parte inferiore è pressoché intatta mentre è stata rifatta la soletta superiore ed il tetto che comunque avrebbe bisogno nuovamente di cure. Nella soletta è infisso un chiodo, uno di quelli che si utilizzavano per  le travi dei tetti: la ruggine ne ha corroso lo stelo ed  il tempo ne ha praticamente lasciato solo l’anima, è semplicemente fantastico, deve essere li da qualche centinaio di anni.  

Questa costruzione, molto probabilmente è l’ultima delle serie di “ casermette” della Sanità disegnate su di una mappa del 1714 (Dall’agricoltura all’industria  – Economia, società e territorio a Boltiere – 2007), vi è anche un altro indizio ma preferisco non parlarne perché l’esperienza mi ha insegnato che a volte la discrezione tutela la storia meglio di qualunque altra cosa.

…. mi avvio  lungo il sentiero che sulla destra del Monumentale Cimitero porta  alla foce del Brembo. Trovo un cartello in legno indicante il  “Fosso”, è il primo o forse  l’ultimo di quelli che probabilmente Pagani aveva fatto mettere una decina di anni fa. Oggi mi sono portato anche la “Rinaldi”: una roncola,  forse dovrò aprirmi la strada attraverso i rovi, in alcuni punti infatti,  proprio si rischia di non passare. Risalgo una china dove sembra esservi un muretto a secco costruito con pietre appiattite dal fiume: è anche una discarica nella quale vedo di tutto. Sulla sommità trovo tracce di bivacchi estivi: spaccati di chi vive al margine della società: vari frammenti di ceramica attirano la mia attenzione, alcune anforette appaiono ancora intatte o quasi, le hanno costruite a Weiden in Germania e molto probabilmente sono ciò che rimane di un furto.

Ridiscendo, proseguo lungo un alveo abbandonato del fiume e raggiungo la sterrata che conduce a Brembate. In questo punto vi è una struttura diroccata che presenta frontalmente ancora una feritoia, che si tratti della Cà di Mandellone?, traghettatore di professione: “uomo sollazzevole e di gaio aspetto, nonché fino amatore del denaro” presente in loco attorno al 1400. Le sue gesta sono degnamente descritto da Giambattista Bazzoni ne: Il Castello di Trezzo – Novella storica”, probabilmente  non avremo mai una risposta ….

04/01/2012  – Mercoledì mattina – Boltiere – Ciserano – Ma dov’è- i Rolex falsi

Il Fosso: anche qui sono del tutto scomparso, secondo Google passo accanto alla recinzione di una grossa fabbrica, mentre una cascina denominata Cà Dogana fornisce qualche indizio. Per il resto:filari d’alberi, tratti di sentiero ad uso agricolo ed una intricata rete irrigua mi disorientano alquanto. Di acqua neanche a parlarne, solo  un piccolo tratto, dove  fortunatamente sono ancora integro,   mi accompagna proprio contro una grossa cava di ghiaia. In questo punto scompaio nuovamente anzi no, mi trasformo in  una sterrata che svolta  a sinistra  e aggira  tutto il grande scavo. Fortunatamente mi sento ancora un poco vivo perché qua attorno qualcuno porta il proprio cane, le famiglie accompagnano i figli ancora piccoli e qualche altro si allena lontano dal traffico.

Lino – Parcheggio poco dopo Boltiere, in località Dogana: sto cercando la Via Bergamo che compare in Googol Maps e che sempre secondo Googol è sovrapposta ad un tratto del “Fosso”: ma non trovo alcuna segnalazione. La mattinata non lascia presagire nulla di buono, il celo è coperto e a tratti piove: proprio il giorno adatto per svolgere ricognizioni …. chiedo informazioni ad una signora   …  quella stradina porta verso la Francesca, dice …. mi incammino e raggiungo ben presto una cava ancora attiva: sono nella zona industriale di Boltiere. Il “Fosso” dovrebbe passare proprio a ridosso di una grossa fabbrica,  la raggiungo ma non ne trovo traccia: molto probabilmente l’antica frontiera non era formata solo da un canale d’acqua ma anche da filari d’alberi posti sui confini dei vari comuni. Sulla sinistra, dall’altra parte della strada una serie  di rigagnoli attraggono la mia attenzione, li seguo e praticamente  mi ritrovo nuovamente nei pressi della cascina Dogana … mi guardo attorno e sinceramente sono un poco  perplesso: ma insomma, questo fosso dove è?

Ritorno nuovamente sui miei passi e raggiungo ancora una volta la cava e la grossa fabbrica. Questa volta  incontro due operatori ecologici del Comune di Boltiere: scusate, sapete dov’è il Fosso Bergamasco?… ma come,  esiste ancora qualche cosa di “bergamascasco”  da queste parti? rispondono …. Racconto  del perché mi aggiro con stivali, roncola, zaino e macchina  fotografica. Riferisco anche delle ceramiche che ho scovato a Crespi: “ tutto normale, noi nei rifiuti, troviamo  anche  Rolex falsi, ancora funzionanti. Li saluto e proseguo per  Ciserano,  ovviamente attraverso i campi senza una direzione precisa … Saluto altre due persone, stanno tracciando un percorso per una gara di motocross: proprio dentro il Fosso …. mi dirigo verso altre due piccole costruzioni, entrambe sono ristrutturate, ma l’inferriata della prima, molto arrugginita e consunta  suggerisce che quella struttura di anni ne ha molti. La seconda ha l’ingresso ostruito da detriti e la porta in ferro chiusa da un trave messo di traverso: forse nulla di particolare ma anche in questo caso le finestrelle sono a forma di feritoia: sono sulla strada giusta?  Proseguo orientandomi con i piloni di una linea elettrica, il tracciato di tale manufatti mi ha sempre affascinato, un giorno mi piacerebbe seguirne uno, valicando montagne, fiumi e campagne: chissà!

Raggiungo ed attraverso la Francesca, a tratti grandina: magnifico,  considerato che siamo in inverno. Un grosso argine mi indica la direzione, poco oltre  si trasforma in una piccola roggia contornata da un filare d’alberi: sicuramente questo è un tratto di “Fosso”. Purtroppo la mappa indica,  con mio forte rammarico,  che il percorso finirà  fra poco nei pressi di una grossa cava. Il “Fosso” ci finisce proprio in mezzo …. Nel ritorno attraverso una radura, ma sono più sassi che terra, ne raccolgo qualche campione: anche qui ritrovo  alcuni ciottoli in conglomerato e questa volta sono sicuro che nessuno,  se non un fiume,  li può aver trasportati. Alcune cornacchie si tengono a debita distanza: sfruttano il suolo sassoso per far cadere le noci dall’alto, mentre volano, così il guscio si  rompe e loro possono nutrirsi : furbacchione! Raggiungo la macchina ed a Boltiere cerco un fontanella: sono in uno stato pietoso, ho fango dappertutto.

14/01/2012  – Sabato mattina – Cortenuova  –Cascina la Motta bassa

Ho appena visitato  la Motta Bassa e ne approfitto per fare un salto al comune di Cortenuova, mi regalono un libro ….  Cortenuova e la battaglia del 27 novembre 1237 di Riccardo Caproni … a pagina  15 trovo una didascalia ed  una fotografia in bianco e nero …. sono esterrefatto: l’immagine riproduce un castelliere gallico, un castelliere gallico in pianura, nella nostra pianura e non è il  solo infatti il testo dice: alcuni !? Questa è una grossa ed incredibile novità, i libri  di archeologia non ne parlano. Sono davvero senza parole, non è immaginabile che queste strutture siano giunte intatte sino a noi: spero solo che qualche aratura non abbia sconvolto del tutto  questi frammenti di storia.

03/03/2012 – Sabato mattina

il cippo n° 62 di Covo

ROMANO di Lombardia – il Dignone  e la cascina Bellinzana

… il Dignone praticamente è ciò che rimane di una villa imperiale romana e la Bellinzana giace su quello che anticamente era il Castrum di Romano …

Una parte della Bellinzana  è in vendita e nulla traspare dell’antica vitalità: mentre osservo la costruzione penso che se l’uomo fosse abbastanza saggio, tornerebbe ad abitare in comunità utilizzando ancora luoghi come questo.

All’interno un uomo lavora nel proprio orto … parliamo ma ad un certo punto il discorso prende una piega inaspettata; Giuseppe (nome di fantasia)  inizia un incredibile racconto sulla sua devozione alla Vergine Maria, intreccia versi della Divina Commedia con altri del Vangelo o dell’Antico Testamento, cita brani di Louis-Marie de Montfort (fondatore dei padri Monfortani)  ci spiega i passi dell’ Avemaria,  … si esprime con estrema naturalezza e disinvoltura, lo ascoltiamo per un’ora circa senza interromperlo.

E’ mezzogiorno, Cesare, un mia amico archeologo,  deve tornare dalla sua famiglia ed  io dalla mia … scusate ancora un attimo … parla nuovamente della Vergine Maria e delle stelle che nelle immagini sacre ne circondano il capo. Queste stelle  sono dodici e Giuseppe quindi ha fatto costruire appositamente dei rosari con dodici grani anziché i dieci tramandati dalla tradizione religiosa: me ne regala due …. Lo salutiamo: entrambi siamo ancora un poco increduli e anche alquanto confusi … silenzio …. te ne ha dati due, vero, dice Cesare …. me ne puoi dare uno,  sai a casa ho qualche problema e questa cosa mi ha fatto pensare, glielo porgo volentieri … lo riaccompagno  a casa, il suo gatto grigio è li che ci aspetta e ci scruta come al solito con un  i suoi insondabili e grandi occhi verdi, alla prossima Cesare e buona vita …

25 e 26 giugno; l’impresa! Non sono molto allenato, fa un caldo torrido,  il cielo è coperto e non spira un filo di vento: il primo giorno mi prosciuga, il secondo mi stronca. Ripercorro l’intero  Fosso,  praticamente da Calcio a Trezzo: questa volta non indosso gli stivali verdi e neppure un paio di pantaloni alla buona. Me ne vado veloce agghindato come uno dei più moderni ranners. Così messo nessuno mi “riconosce” e, sensazione amara, mi sento un estraneo: ogni terra ha le sue regole, infrangerle è una catastrofe.

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