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Preistoria

La pietra forata: diario di un enigma

ANNO 1873: “il Dott. G. Piccinelli in occasione del congresso di Bormio, accompagnato da altri sette soci,  raggiunge la Valtellina attraverso  il Passo di Caronella … da:  Cento anni di Alpinismo Bergamasco

ANNO 1877: “invece di piegare a sinistra verso la cascata, ascendendo l’erta costa a levante, detta “La Scala” si guadagna,  in circa tre ore da Bondione, per ripido sentiero praticabile però anche da muli, la conca del Barbellino … da: Itinerario alle Alpi Bergamasche – Antonio Curò – Hoepli) 

ANNO 1913: lungo l’attuale “direttissima” si trovano tre vecchie croci in ferro battuto,  siamo poco sotto il nuovo ostello,  una di esse ricorda la morte di un certo Rossi Francesco avvenuta nell’agosto di quell’anno.

ANNO 1956: “Questa conca eminentemente alpestre fu una delle prime ad essere visitata non solo dai valtellinesi,  che passando attraverso i passi di Pila, di Caronella, di Bondione e della Malgina raggiungevano il  Santuario di Ardesio,  ma anche da scienziati: alcuni attratti dall’antica tradizione che dal Monte Torena si cavasse oro per la zecca di Bergamo. …. da: Guida ai monti d’ Italia, Alpi Orobie, S. Saglio  A. Corti B. Credaro

Date e nomi definiscono fatti, un vissuto, un percorso, altri luoghi attraverso i quali raggiungere le nostre valli,  ma vi sono anche tracce che ci portano  molto indietro nel tempo, quando ancora le date erano quelle dell’universo che ci sovrasta e non quelle degli uomini  … ma dell’accadimento che andremo gradualmente a svelare,  probabilmente, non potremo associare una data e probabilmente neppure  una spiegazione. Le pietre non hanno tempo, ma a volte forniscono un indizio forte perché  “lassù sugli alti pascoli, dove la vita è  semplice, un piccolo segno ci parla del nostro lontano passato e soprattutto perché lassù nulla è per caso. 

FEBBRAIO 1984 – Priuli – Mezzoldo – incisioni della “Curt de Cà  Berer” –  “ E’ la prima volta che giunge segnalazione della presenza di incisioni in Val Brembana, … pertanto anche le coppelle di Mezzoldo rivestono una notevole importanza nel quadro più ampio dell’arte rupestre alpina, perchè documentano la presenza in una vallata bergamasca di questa tradizione. Tali  coppelle sono  tra loro in associazione, su  lastre volutamente poste sopra il muretto, forse proprio perché caratterizzate da quegli incavi di difficile interpretazione per la gente del luogo … Tali segni  sono stati realizzati per picchiettatura, con strumenti che hanno potuto eseguire incisioni sia medie che grosse. L’analisi delle picchiettature permette di ipotizzare l’uso di strumenti  in pietra e per percussione diretta, tranne rari casi in cui è evidente l’uso di strumenti in metallo, forse per ritocchi successivi …. Dott. Ausilio Priuli, Centro Studi Valle Camonica.

SETTEMBRE 1986 – Priuli – Chiesa Parrocchiale di Mezzoldo – sulla parete verticale prospiciente la parrocchiale vi sono alcuni segni  …. Tali incisioni sono motivi insoliti legati alla  cristianizzazione, forse esorcizzanti un luogo legato ad una sacralità primitiva. Non è escluso che siano state eseguite in diversi momenti dell’alto Medioevo fino ad un periodo relativamente recente …  Dott. Ausilio Priuli, Centro Studi Valle Camonica.

PRIME DOMANDE: nelle righe di Priuli vi sono già alcune parole chiave che caratterizzeranno in maniera “assoluta ed indelebile” il nostro territorio. Anche quell’ esorcizzanti ha un significato particolare che approfondirò in altra sede … Ca Berer e la Parrocchiale danno adito alle prime domande: perché incidere anche su lastre? Quale era la collocazione originale? Vi saranno altre manifestazioni di tal genere e dove?  Ero ormai consapevole che quelle tracce fossero “lassù in alto”, anche se ancora nessuno “apparentemente” le aveva notate: la valle era troppo stretta ed aspra per ospitare tribù che avevano bisogno, per sopravvivere, di sole e pascoli. 

LA LASTRA FORATA – 25/09/2000  – Quest’anno l’autunno colora d’oro le praterie ed il cielo è di un blu intenso. Molinari, tipo tanto autoritario quanto pratico, conosce questi luoghi, vuol accompagnarmi alla Casera di Azzaredo e mi preannuncia sorprese. L’alpeggio è ancora in costruzione, su di una  pietra vi sono tre coppelle, le coppelle fanno da base a tre croci disposte a semicerchio: un piccolo ma  sconvolgente Golgota brembano. Inoltre sul piccolo spiazzo erboso compaiono sparse alcune piccole lastre incise: una di esse è evidentemente forata per picchiettatura, le altre sono spezzate. Quella integra presenta una sorta di incisione simile ad una A o ad una R, quasi una  firma. La fenditura è simile ad una clessidra, parte con un diametro più largo per poi restringersi: non esiste un perché, semplicemente quelle piccole lastre giacciono lì e sicuramente non sono state trapassate da un utensile metallico.

Allo  Zamboni  un’ ometto in pietra vigila irreprensibile su questa enigmatica porzione di territorio. Grandi massi dappertutto, alcuni affiorano dal terreno solo per pochi centimetri,  anche qui coppelle incise: moltissime, alcune addirittura con canaletti, altre appena visibili, altre ancora con incisioni, l’emozione è incontenibile: il sentiero 101 esiste almeno da trent’anni ma solo ora gli appassionati si accorgono di queste misteriose presenze. Una pietra rivolge il suo vertice verso il Fioraro, il gioco d’ombre ne esalta il profilo che sembra riprodurre fedelmente quello del monte antistante: geologia o intervento dell’uomo? Poco più a valle un altro masso presenta un’incisione oblunga, dalla base del masso sembra dipartirsi una strada lastricata che si perde nel nulla: praticamente un mistero nel mistero.

SI CONTINUA – 06/01/01 – Siamo in pieno inverno ma in basso non vi è ancora neve, con Gianni decidiamo nuovamente di salire allo Zamboni: ovviamente nessuno ha avuto la nostra stessa idea, la montagna è nel silenzio più assoluto, le cime sono bianche ed  il cielo fa da giusta cornice. Alcune colate di ghiaccio invitano alla prudenza. Raggiungiamo una piccola sorgente posta sulla destra del bivacco stesso: un muretto a secco la cinge su tre lati a dimostrazione che questa risorsa ha la sua importanza, impossibile determinare una data per questa piccola costruzione. Il bivacco rappresenta un piccolo concentrato di storia: alla sua base vi è qualche coppella, alcune date e nomi incisi compaiono inseriti capovolti nella struttura in pietra. Sicuramente questa costruzione è stata più volte distrutta dalle valanghe e più volte ricostruita. All’ingresso, in basso sulla sinistra, appaiono altre due lettere incise che a ben guardare sembrano non appartenere a caratteri latini. Decidiamo di ritornare dalla baita della Preda Grossa: su di un muretto alla sua base troviamo una grossa coppella ed un’altra piccola lastra forata che posiziono in un anfratto. Anche il grande masso che protegge la baita,  sulla sommità è inciso con altre croci e date.

UNA PICCCOLA CROCE – 29/07/01 – Ancora una bella giornata di sole, Molinari mi ha parlato della torbiera di Piedevalle e del barek di Cavizzola:  voglio andare a vedere. Poco oltre la casera Siltri individuo una pietra con un canaletto, la pietra è spezzata, ma il canaletto, pochi centimetri di lunghezza, si legge bene, un buon indizio penso. Alla torbiera mi siedo su di una lastra di “sass linguent, così è chiamo lo scisto argenteo che caratterizza questi luoghi. Appoggio lo zaino, scatto qualche foto, insomma mi guardo un  poco attorno: nel ricomporre le mie cose,  sulla pietra scorgo una piccolissima crocetta corredata da quattro micro coppelle, poco discosto un’altra micro croce incisa, incredibile: avevo da poco visto un’immagine simile sulla rivista mensile CAI di egual fattura con l’unica ma importante variante che l’articolo parlava dell’Appennino, un ambiente calcareo poco adatto alla conservazione delle incisioni stesse. L’anno passato (2012) ho cercato di individuarla nuovamente ma a distanza di una decina di anni la piccola crocetta è praticamente scomparsa,  erosa dal tempo.

06/08/2001 –  Priuli – Carissimi amici, con vivo piacere ho preso visione delle incisioni rupestri presenti in alta quota nel territorio di Mezzoldo e vi confermo la loro estrema importanza sia dal punto di vista archeologico che antropologico. Sono due complessi di “Manifestazioni minori” che trovano precisi confronti in altre aree alpine e sono probabilmente indicativi non solo di fruizione nel tempo, da parte di pastori, ma anche di possibili frequentazioni dei luoghi in periodo “mesolitico”… Dott. Ausilio Priuli, Centro Studi Valle Camonica.

UN ROGO VOTIVO? – 11/09/01 – percorro la mulattiera che porta al Salmurano, voglio scattare un’immagine diversa dal solito per cui  nei  pressi della Baita del Piano, lascio il sentiero, svolto a sinistra e comincio ad inerpicarmi sulle roccette del Pizzo Giocomo. Sono abbastanza in alto, il passo è in primo piano e dietro Il Badile ed il Cengalo svettano imbiancati. Soffia un vento terribile, con la mano sinistra mi ancoro e con la destra trattengo il cavalletto della macchina fotografica. Dall’alto si legge bene la porzione di territorio sottostante e su di un piccolo promontori scorgo quelle che sembrano essere tracce di una baita ormai rasa al suolo, la mia fantasia è sempre al lavoro, in bergamasca non sono ancora state ritrovate tracce di “roghi votivi” per altro distribuiti su tutto l’arco alpino: quella potrebbe essere una traccia, chissà! 

LA PIETRA FORATA E LA MERIDIANA PREISTORICA – 08/10/01  …  sono sul 101 con un gruppo di persone, poco discosto dalla Baita Fioraro individuiamo un primo masso inciso, poche coppelle su di una lastra scura. Sul pendio sono presenti molte altre rocce caratterizzate da magnifiche pieghe morfologiche (filladi di Ambria),  i vari strati appaiono accartocciati e rivoltati su se stessi come se un gigante li avesse strizzati come fossero panni bagnati. Superiamo il passo della Porta, appaiono nuove lastre coppellate,  l’erosione ha quasi cancellato questi antichi segni. In mezzo della radura notiamo una grossa lastra imprigionata nel terreno, è forata da parte a parte. La  tecnica è sempre la medesima, due coni simmetrici che si congiungono pressoché a metà dello spessore. 

Superiamo lo Zamboni, vogliamo raggiungere la torbiera di Pedevalle.  Poco prima del Valico di Azzaredo ammiriamo il così detto “Rock Glacier,  superiamo la bocchetta e scendiamo, un’antica frana  ha formato il laghetto ora mutato in torbiera. Già sui primi massi compaiono nuovamente alcune coppelle, altre ve ne sono nei pressi della baita stessa: una piccola apoteosi preistorica. Risalgo la destra orografica della torbiera ed a metà circa del percorso, su di un gradino di roccia vi è una fila di tre coppelle, poi una seconda di due ed un’ultima coppella è incisa quasi sul bordo esterno del gradini stesso: l’ombra del sole taglia di netto la fila delle due coppelle, quella centrale: praticamente ci troviamo di fronte ad una meridiana preistoria, ora il singolare masso è segnalato da un’ ometto in pietra. Poco sopra la baita invece riconosco il più tipico di questi massi, quello con le coppelle disposte a spirale e con l’inconfondibile bollo bianco e rosso  del CAI. Qualcuno ha lasciato questo segno ignorando le incisioni: in questo luogo viene lavorato il latte da almeno due millenni.  Poco discosto dalla baita vi sono anche altri massi forati e spezzati: impossibile darne spiegazione, almeno per il momento.

LA CAPRA BIANCA – 29/12/01 – nuovamente con il gelo alle porte,  in compagnia di  Molinari,  salgo alla baita di Preda Grossa, stiamo facendo uno spuntino quando in lontananza notiamo un gruppo di camosci: uno di loro è albino ed un poco più piccolo degli altri. Ci avviciniamo, i camosci fuggono immediatamente tranne quello bianco, guardiamo meglio,  si tratta di una capra, probabilmente si è persa ed è rimasta con la piccola mandria. Cerchiamo di attirarla presso di noi ma abbiamo solo un pezzetto di formaggio e qualche buccia d’arancia. Riusciamo comunque nell’intento, la prendiamo e costruiamo un rudimentale guinzaglio con i cinturini dei nostri zaini. L’animale è talmente patito che non ha neppure odore.  E’ sicuramente stremato, ma l’istinto non lo abbandona e nello scendere scruta attentamente il terreno circostante come se  non volesse fidarsi dei nuovi compagni. Giunti alla macchia ho qualche esitazione, la vettura è nuova e temo qualche inconveniente: per fortuna la capra si comporta bene ed a Mezzoldo la lasciamo ad un allevatore: a causa dei patimenti subiti tuttavia rimarrà sterile.

31/10/2002 – Priuli – le perlustrazioni proseguono e Priuli ci scrive nuovamente … forse si pensa che le montagne abbiano diviso spazi, uomini e culture … in realtà sono sempre state, nel tempo, il punto di incontro di genti e di culture; vie di transito obbligate, luoghi di sosta e di contemplazione dove l’uomo ha potuto misurarsi con se stesso e con il trascendente ed ha sentito così la presenza del “sacro”

INCONVENIENTI – 16/11/2002 – 01/12/2002 – è l’anno internazionale della montagna, Tutela Ambiente Montano (TAM) di Bergamo inaugura una mostra sui Siti di Importanza Comunitaria (SIC). In Europa vi sono 2425 SIC, in Lombardia 175, nella provincia di Bergamo 16 dei quali 9 in montagna: all’allestimento partecipano anche alcune Sottosezioni e per la seconda volta siamo ospiti di Porta S. Agostino. Predispongo una sezione sui nuovi ritrovamenti archeologici in valle Brembana. Alcuni giorni dopo l’inaugurazione ricevo una lettera della Sovrintendenza: sicuramente si tratta di un equivoco, ma non  dormo per una settimana, il testo è pesante. Paolo Valoti scrive alla responsabile ed un sabato ci troviamo nuovamente a S. Agostino, si spiega che la ricerca storica rientra nell’iniziativa CAI Terre Alte per la quale lavoro da tempo: le cose si appianano ma il rospo non va giù. In quel periodo,  inoltre,   i gruppi di ricerca sono almeno tre,  ognuno dei quali vuol prendersi il merito dei primi ritrovamenti. In un caso accade di entrare anche in aperto contrasto. Neppure questa cosa mi va giù, così per anni non mi occuperò  più di tali argomenti, Armentarga compresa.  

UNA TRACCIA IMPORTANTE – Luglio/Agosto 2011 – sono in corso lavori di ristrutturazione poco sotto lo Zamboni. La baita in oggetto è posta nei pressi di una torbiera che alcuni operai vorrebbero trasformare incautamente in laghetto. Da quelle parti si trova, per incarico della Sovrintendenza, Malzanni, un esperto in materia, impiegato al Museo di Scienze Naturali di Bergamo. E’ un segugio e al suo occhio non sfugge nulla, neppure un riflesso rosso intrappolato nelle zolle della torbiera: si tratta di un punteruolo in selce rossa utilizzato molto probabilmente nel mesolitico: Priuli dunque aveva visto giusto. 

LASTRA FORATA N° 2 – 30/09/2012: i ragazzi dell’Alpinismo Giovanile sono alla Madonna delle Nevi impazienti di raggiungere il Bivacco Zamboni,  ci accompagnano Tarenghi e Cattaneo, due appassionati del CAI di Piazza Brembana. Il tema della giornata lo si può facilmente intuire. Abbiamo percorso poche centinaia di metri e mentre spiego qualcuno mi chiama, nel bel mezzo del torrente si distingue chiaramente una pietra: è più grande e regolare del solito, al centro il classico foro a doppio cono, decidiamo di riporla in un anfratto del terreno e la copriamo con un poco di terra e sassi. Tutta la giornata sarà caratterizzata da altri significativi e particolari ritrovamenti: la cosa non può che stupire considerato il gran numero di ricognizioni effettuate nel passato.

LASTRA FORATA N° 3 – 30/08/2013 – Con mio figlio salgo al Curò per effettuare alcune riprese lungo l’Itinerario Naturalistico: siamo decisamente carichi. La mattina successiva ci dirigiamo verso il Tagliaferri. Cammino con gli  occhi fissi a terra, non ho mai trovato una selce o un altro strumento litico, altri sono stati più fortunati di me: passeremo accanto alle torbiere, non si sa mai. I laghetti di Cerviera sono cosparsi di bianchi eriofori, iniziamo le riprese mentre le nuvole corrono a gran velocità lungo i crinali delle montagne. La strada è ancora lunga per cui riprendiamo ben presto il cammino. Grossi nuvoloni si addensano, mio figlio porta il cavalletto della macchina fotografica, decisamente un’ ottimo parafulmine, gli dico di buttarsi a terra e di gettare lo zaino, nel caso sentisse uno sfrigolio insolito, gli sto vicino e sono preoccupato.

Arriviamo sul  crinale che adduce al passo di Belviso: fotografiamo ancora ma ormai siamo immersi in un grande nulla bianco, “ vedrai,  magari riusciamo a combinare qualche cosa al lago Naturale”. Ridiscendiamo concedendoci uno spuntino alla biforcazione per il Re Castello. Poco sotto i primi salti di Cerviera una lastra scura attira la mia attenzione,  la superficie è corrugata,  riconosco i classici segni fossili tipici delle antiche spiagge, è in bilico, potrebbe scomparire nel torrente: decido di portarla in omaggio al Curò. Nessun escursionista, bambini compresi chiede cosa sto facendo: tempi moderni e curiosità scarsa.

Riprendiamo il nostro cammino verso il lago naturale: questo tratto, per bellezza,  è semplicemente sconvolgente, fiori e rocce lasciano senza fiato ed  il filone di porfirite verde che scende lungo il Trobbio è incredibile, si inabissa nel lago e ricompare poi in lontananza sui bastioni del Coca.  Oggi, per questioni di peso, ho solo la mia compatta, mi attardo, debbo prendere assolutamente qualche immagine. Manca poco al lago, come al solito ho gli occhi inchiodati al terreno, uno sciame di piccole farfalle azzurre mi porta lontano dal sentiero, le cercavo da tanto tempo; le seguo ed ad un certo punto mi blocco: proprio davanti a me compare una pietra forata simile a quelle di Azzaredo. E’ abbastanza piccola, tozza ed è spezzata in due, ma il classico foro a doppio cono non lascia dubbi: qui siamo in val Seriana e non si hanno segnalazioni di presenze preistoriche in alta quota, sono confuso, un nuovo orizzonte si apre accompagnato da lontane ed arcaiche  presenze. La fotografo e la capovolgo, così quella pietra torna ad essere una pietra anonima in mezzo a centinaia di altre pietre tutte eguali fra loro.

ALTRE DOMANDE – 31/08/2013 – è in corso l’inaugurazione del nuovo e straordinario ostello, Morosini spiega l’evoluzione del CAI di Bergamo. Date si susseguono a date, percorsi a percorsi, montagne a montagne, ma io ho un pensiero fisso: da dove venivano quegli gli antichi scultori? dalla “Scala di Bondione, dal Caronella, dal Cigola o dal Belviso? Quale sciamano  ha affidato a questa pietra il suo credo?

FORSE LA VERITA’ – Novembre 2013 –  “in Internet ci sarà pure qualche riferimento”,  ed infatti: Calimera (LE), chiesa di San Vito, Pietra della Fertilità: ecco la spiegazione, l’immagine non lascia dubbi …. “attorno ad essa si svolgevano rituali pagani legati a propiziare la fertilità”.

Le lastre brembane  non sono così grandi ma ne sono certo e non avevo nessun dubbio sin dall’inizio, hanno lo stesso significato. Purtroppo sono tutte scomparse,  presumo durante lavori di ristrutturazione degli alpeggi o non più ritrovate come quella della Madonna delle Nevi. Rimane quella al Barbellino, unico simbolo di un passato che ci trasmette il suo enigmatico messaggio.

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