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Storia dell'alpinismo bergamasco

08. Anche extraeuropee: Carlo Nembrini, Robi Piantoni, Renato Casarotto, ecc.

Da “cento anni di Alpinismo bergamasco”

L’idea nasce quasi casualmente in casa Legler nel novembre del 57 da un colloquio tra Bruno Berlendis e Toni Egger, il valoroso alpinista austriaco che dovrà poi finire tragicamente durante la discesa del Cerro torre con Cesare Maestri. Affascinato dalle parole di Egger, che descrive le Ande e la Cordillera Blanca come “ le più belle montagne del mondo” Berlendis matura l’idea della spedizione, ne parla dapprima all’amico Leone Pelliccioli, quindi elabora con la collaborazione del Dott. Giancarlo Salvi un progetto di massma e lo presenta al Consiglio. Come meta viene scelto il Pucahjirca, 6050 m ed i finanziamenti arrivano da Comune, Provincia, Camera di Commercio ma anche da Società, ditte e privati.

Fanno parte della spedizione: Franco Chierego, Oddone Rossetti, Bruno Berlendis, Nino Poloni, Santino Calegari, Franco Rho, Andrea Farina. Il 4 luglio del 60 viene sferrato l’ultimo attacco  ma il ghiaccio estremamente poroso non consente di proseguire. La rivincita avviene nel 64 con la conquista dello Tsacra Grande. Il 4 luglio due cordate composte da Santino Calegari e Piero Nava e da Nino Calegari con Piero Bergamelli ne raggiungono la vetta; mentre il giorno successivo arrivano in vetta anche Curnis, Nembrini e Bonicelli in compagnia del Bergamelli che raggiunge così la cima per ben due volte.

Da allora si sono susseguite molte altre spedizioni sino ad arrivare al 2011, anno che sicuramente pone l’alpinismo bergamasco, ancora una volta,  all’attenzione degli appassionati di tutto il mondo, infatti Simone Moro con Urubko e C. Richards in febbraio raggiungono la vetta del Gasherbrum II; mentre il 15 maggio, Mario Merelli,  da solo ed in mezzo alla bufera raggiunge la vetta del Dhaulagiri, conquistando così il suo decimo ottomila.

Carlo Nebrini – il 23 Novembre del 1973 durante una spedizione sulle Ande Peruviane,  perdeva la vita sull’ Illimani nel tentativo di recuperare il corpo di un’alpinista Francese morto alcuni giorni prima.

La spedizione era partita da Bergamo il 24 Ottobre 1973 ed era composta da otto persone compreso Nembrini a cui era affidato il compito di capo spedizione. Il 5 novembre avevano raggiunto la vetta dell’Illampu (6427 m.), montagna Boliviana. Successivamente gli alpinisti bergamaschi, su richiesta dei familiari, avevano dato inizio alle ricerche dei corpi di due scalatori scomparsi alcuni giorni prima proprio in un crepaccio sull’Illimani, che resta una delle cime più alte delle Ande Boliviane. Il 14 Novembre i bergamaschi riuscirono a recuperare il corpo del primo alpinista (Ernesto Sanchez-Boliviano); ma durante le ricerche del secondo alpinista (Pierre de Dieu-Francese) Carlo Nembrini precipita lungo un nevaio compiendo un volo di 500 metri che gli causerà la morte.

Carlo Nembrini aveva solo 34 anni ed era conosciuto e stimato da tutti per la sua generosità e per il suo infinito amore per le montagne

Renato Casarotto

Renato sicuramente è bergamasco di adozione, …. quando si è incominciato a capire cosa faceva … tutti abbiamo pensato che si trattasse di un marziano sceso sulla terra, anzi sulle montagne….

 (Arcugnano, 1948 – K2, 16 luglio 1986) Alpinista vicentino tra i più forti del filone classico, completo e collaudato con l’arrampicata invernale, amò la ricerca e l’esplorazione. Dotato di resistenza, pazienza e costanza. Renato Casarotto si innamorò dell’alpinismo durante il servizio militare nel Cadore, frequentando nel 1968 un corso di roccia. Con all’attivo notevoli imprese sulle Dolomiti Orientali, si dedicò in particolare alle ascensioni in solitaria.

Le sue imprese (Alpi, Ande, Alaska, Karakorum) furono costellate di successi: dalla Cima Busazza nelle Dolomiti, alle lunghe risalite e concatenamenti sul Monte Bianco in solitaria e d’inverno; poi il McKinley, negli Stati Uniti, il Fitz Roy in Patagonia; l’Huascarán in Perù; il Broad Peak, sempre da solo, dove per evitare il congelamento passò la notte in piedi a 7500 metri di quota.

Morì in un crepaccio al termine di un tentativo di scalata dello sperone sud-ovest del K2, la mitica Magic Line, a pochi metri dalla salvezza e riuscendo ad avvertire la moglie che lo attendeva al campo.

Nel 1977, traccia in solitaria una via sulla Parete nord dello Huascarán dopo 17 giorni di arrampicata, assistito soltanto dalla moglie Goretta al campo base.

Nel 1986 è al K2 nel tentativo di risolvere per la terza volta l’ambitissimo problema himalaiano: la Magic Line; a soli 300 metri dalla vetta preferisce prudentemente rinunciare a causa di un cambiamento delle condizioni atmosferiche. In discesa, ormai al sicuro dalle maggiori difficoltà tecniche, per il cedimento di un ponte di neve cade in un crepaccio profondo 40 m, a soli 20 minuti dal campo base.

Roby Piantoni – 15 Ottobre 2009 ; tragedia sullo Shisha Pangma

Un nuovo lutto colpisce il mondo dell’alpinismo: dall’Himalaya arriva la tragica notizia della morte di Roby Piantoni, 32 anni di Colere (BG). Le sue ultime notizie risalgono a martedì, quando sul suo sito Roby Piantoni annunciava con rabbia di essersi dovuto ritirare a causa del forte vento. Poi oggi all’alba è arrivata la notizia della tragedia, della quale al momento si sa ancora molto poco.

Roby Piantoni era partito con altri due alpinisti bergamaschi, Marco Astori e Yuri Parimbelli, a metà settembre: con loro anche Adriano Greco, guida alpine ed ex campione di scialpinismo, che voleva effettuare la discesa con gli sci della montagna. I quattro volevano scalare la parete Sud, un mondo di roccia e ghiacci, dove alle difficoltà legate alla quota si sommano anche quelle più strettamente tecniche.

L’idea – avevano spiegato gli scalatori prima di partire – era di aprire una via nuova che potrebbe ripercorrere la prima parte del tracciato Troillet-Loretan per poi proseguire sullo sperone roccioso soprastante. La spedizione doveva durare un mese e mezzo: il rientro era previsto infatti a fine ottobre.

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