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Storia dell'alpinismo bergamasco

02. Le prime esperienze: Baroni, Torri, Lurani, Albani, Curò, e altri

Antonio Baroni:  1833-1912,  da: Antonio Baroni , Guida Alpina,  Comune di S. Pellegrino Terme

L’inizio ufficiale dell’attività della famosa guida si deve all’incontro con Emilio Torri, nativo di Calvenzano. Siamo nel 1875, anche se Baroni pare che esercitasse già prima del 1870. Al Torri dissero che si trattava di “un contrabbandiere” ma l’alpinista rispose prontamente “ E alura? L’a mia copat so pader”. Con Torri, Baroni compì molte salite e prime ascensioni nelle Orobie, fra le quali ad es: l’Arera, la prima della Presolana Orientale, la prima della N.N.O del Diavolo di Tenda, la prima al Torena, la prima del Recastello e nel 1878 sempre con Torri, compie la prima ascensione italiana al Cengalo, preceduta dalla prima ascensione del Disgrazia per al parete SO effettuata con il Conte Lurani, che lo seguì anche nella quarta ascensione e prima italiana al Pizzo Badile lungo l’attuale “normale”. Arrampicò anche con Albani, Nievo, Zamboni, Sinigaglia, Cederna, Valesini, Bertani, Fiorelli, oltre che con Allievi, Magnaghi, S. Bonacossa e B. Sertori.

Abile tanto su roccia, dove nei passaggi più difficili, arrampicava  a piedi nudi, quanto su neve e ghiaccio. A settant’anni, nel 1902, prima di ritirasi dalla sua attività,  decide  di chiudere con una giornata da ricordare  nella memoria per gli anni della vecchiaia che trascorrerà nella sua casa di Sussia. Accompagnato da Gennati e Bertani risale la sua via alla Sud-Est del Diavolo di Tenda, tracciata da lui stesso nel 1897, trovando una variante finale ben più difficile della via originaria.

Con Baroni e dopo di lui, influenzati dalla sua professionalità iniziarono la carriera alpina, i Bonaldi, i Bonicelli, i Maj (Schilpario), i Bonetti ed  i Zamboni (Gromo), i Trivella (Gandellino), i Medici ed i Bendotti (Presolana); ma anche i Fiorelli ed i Sertori di Val Masino.

Emilio Torri: 1839 – 1922,  (da 100 anni di alpinismo bergamasco)

Appartenente ad una facoltosa famiglia della bassa bergamasca, proprietaria di terre, allevamenti e filande, era rimasto orfano in giovane età. Di spirito irrequieto ed avventuroso, a vent’anni era fuggito di casa per unirsi alle truppe piemontesi in guerra contro l’Austria ed aveva partecipato alle campagne del 59 e del 66 seguendo come il Curò, quella schiera di giovani che si era votata agli ideali del risorgimento.

Tornato a casa dopo molte peripezie e col cimelio di una pallottola fermata miracolosamente dal pacco di lettere inviategli dalla madre, si dedicò a frequenti viaggi, dalla Francia all’Egitto, alternandoli con una intensa attività alpinistica.

Antonio Curo’: 1828-1906

l’ingegnere Antonio Curò è stato un naturalista e entomologo vissuto a Bergamo nel XIX secolo. Nato il 21 giugno 1828 a Bergamo da una famiglia di origine Svizzera proveniente da Celerina, località dell’alta Engadina, inizia gli studi in Svizzera francese e si sposta in seguito a Parigi, dove si laurea in ingegneria.

Attivo lepidotterologo, colleziona 12.000 esemplari appartenenti a 57 famiglie di 4.827 specie, provenienti da ogni parte del mondo. La sua collezione è attualmente in mostra presso il Museo Civico di Scienze naturali Enrico Caffi di Bergamo, assieme ad altri esemplari collezionati da Renato Perlini, da lui introdotto alle scienze naturali.

Appassionato naturalista e amante della montagna, il 14 aprile 1873 fonda la Sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano assieme al dottor Matteo Rota e altri 28 soci. Dal 1870 al 1900 lui e altri alpinisti del C.A.I. di Bergamo, da lui presieduto, raggiungono la maggior parte delle vette orobiche.

Nello stesso periodo, assieme agli altri pionieri del C.A.I. di Bergamo, edificò tre rifugi alpini: la Cà Brunona, posta lungo la salita verso il Pizzo Redorta, il rifugio Curò al Barbellino, attualmente Rifugio Antonio Curò, a lui dedicato e posto lungo le salite verso il Pizzo del Diavolo della Malgina, le Cime di Caronella, il Monte Torena, il Pizzo Strinato. Il Monte Gleno, il Pizzo Recastello, il Pizzo dei Tre Confini e il Pizzo Coca, e il Rifugio Laghi Gemelli, posto lungo le risalite per il Pizzo del Becco, il Pizzo Farno, il Monte Corte e il Pizzo dell’Orto.

Oltre al Rifugio Antonio Curò gli è dedicato il Sentiero Naturalistico Antonio Curò.

Patriota Italiano nel 1848,cacciatore delle alpi al seguito di Garibaldi durante la II guerra d’indipendenza. Muore a Bergamo il 10 maggio del 1906 all’età di 78 anni.

Alfredo Corti, professore con il Prof. Bruno Credaro ed il Dottor Silvio Saglio, scrive per conto del Club Alpino Italiano e del Touring Club Italiano, la guida:  Alpi Orobie,  inserita nella collana Guida ai Monti d’Italia. Corti, forte alpinista, alcune sue realizzazioni sono inserite in questo testo, unisce la passione sportiva al desiderio di  comunicare la sua esperienza attraverso un testo dettagliato e completo come la guida suddetta, coronando in tal modo la sua passione per la montagna. Fra i collaboratori compare anche, guarda caso,  il Dottor Ercole Martina, geologo, anch’esso forte alpinista del quale troviamo alcune realizzazioni citate di seguito.

E’ da notare che non esiste un aggiornamento o un rifacimento della guida stessa, anche se un tentativo era stato fatto ormai parecchio tempo fa da un compagno d’arrampicata: alla persona che si stava dedicando a questa “impresa”  regalai tutti i miei chiodi,  forse con  gesto più simbolico e di auspicio piuttosto che pratica. L’iniziativa per alcune incomprensioni si concretizzò.  Questo rappresenta sicuramente un metro di misura dei tempi, dove probabilmente sono cambiati: il modo di vita, il concetto dello stare assieme, la curiosità “totale” sia  per le cose animate sia per quelle  inanimate come le rocce, il tempo a disposizione, il senso dell’amicizia o semplicemente la riconoscenza nei confronti della montagna per quanto dona attraverso le sue dure leggi: forse tutto è troppo cambiato e troppe cose allontanano l’uomo dalla propria vera essenza e reciprocità.

Di questa guida posseggo l’edizione del 1957, mi è stata regalata dal mio professore di lettere Don Lorenzo Marchesi, originario di Sondrio. Don Lorenzo era anch’esso alpinista nonché cappellano militare e forse aveva previsto che questa guida, molto tempo dopo mi sarebbe stata utile. Con questo gesto, probabilmente,  desiderava  che qualche cosa rimanesse del proprio pensiero e delle proprie passioni. Nell’antichità nulla era scritto, ma tutto veniva tramandato oralmente per centinaia di anni,  non dovremmo dimenticarcelo. Probabilmente  alcune persone scelgono a chi affidare parte del proprio pensiero, delle proprie aspirazioni  o delle proprie passioni, affinché le cose (almeno quelle dello spirito)  possano essere tramandate..

A questo punto permettetemi un aneddoto: una mattina Don Lorenzo (ero in collegio dai Salesiani di Treviglio e frequentavo la seconda media) mi chiamò e mi disse di uscire sul terrazzo senza dirmi  perché e che cosa dovessi fare, ma sicuramente non si trattava certo di un castigo: la giornata era appena iniziata  Quando uscii un sole rosso emergeva da nebbie dorate.  Si trattò di  una ”visione “ incredibile”. Perché mandò fuori solo me rimane a tutt’oggi  un mistero, a quel tempo abitavo in Valsassina e forse Don Lorenzo sapeva che qualche cosa di qui luoghi mi mancava,  il fatto è che da allora se  debbo raffigurare il mondo, l’uomo ed il suo mistero e cercarne una spiegazione, quella visione mi ritorna sempre in mente.

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